Cronaca - 28 febbraio 2025, 11:23

Sequestro Vallarino Gancia, con il processo ad Alessandria il caso riprende vita

La Corte di Alessandria respinge le eccezioni di nullità e si aprono nuovi interrogativi sulla vicenda degli ex brigatisti rossi

La cascina Spiotta d'Arzello dove le Brigate Rosse avevano trasferito Gancia dopo il sequestro. Il 5 giugno 1975 una pattuglia dei carabinieri raggiunse la cascina

La cascina Spiotta d'Arzello dove le Brigate Rosse avevano trasferito Gancia dopo il sequestro. Il 5 giugno 1975 una pattuglia dei carabinieri raggiunse la cascina

La Corte d’Assise di Alessandria ha deciso di respingere le prime eccezioni di nullità sollevate dalla difesa, portando così il processo contro gli ex brigatisti rossi Lauro Azzolini, Renato Curcio e Mario Moretti in una fase decisiva. 

La vicenda, che ha avuto inizio il 5 giugno 1975 durante il blitz volto a liberare l’imprenditore Vittorio Vallarino Gancia, ha visto le Brigate Rosse scontrarsi con le forze dell’ordine in una sparatoria che costò la vita all’appuntato Giovanni D’Alfonso e anche a Mara Cagol, compagna di Curcio.

La storia riprende nuova linfa grazie alle recenti indagini: nel 2021 Bruno D’Alfonso, figlio del carabiniere caduto a Cascina Spiotta, ha presentato un esposto alla Dda di Torino. Il suo invito era chiaro: analizzare il documento - una relazione, redatta in forma anonima, con cui un militante della Br ricostruì le varie fasi della vicenda come se fosse stato presente sul posto - nella sua versione originale, mai esaminato in quel dettaglio nei primi processi. Gli inquirenti, recuperando l’incartamento dagli archivi dell’Arma a Milano, hanno affidato il dossier al Ris nel 2023. 

Dalle indagini sono emerse tracce che includono impronte digitali riconducibili ad Azzolini e segnali di una mano nei disegni allegati a una relazione scritta a macchina, elementi che potrebbero fornire ulteriori chiavi di lettura su quei drammatici eventi.

La ripresa del processo, che vedrà una nuova udienza il prossimo 11 marzo per discutere ulteriori questioni preliminari, mette in luce il percorso lento ma inesorabile verso la verità. L’attenzione, concentrata anche sull’operato di Azzolini, riflette il desiderio collettivo di chiarire una vicenda che ha segnato in maniera indelebile la memoria storica del nostro paese. In un clima di tensione e attesa, il procedimento giudiziario si conferma come un tassello fondamentale nel complesso mosaico degli anni di piombo, dove ogni dettaglio potrà contribuire a fare luce su una pagina dolorosa e ancora aperta della storia italiana.

Redazione

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