Il recente annuncio del Presidente statunitense Donald Trump sull'imposizione di nuovi dazi doganali – un'iniziativa definita "Liberation Day" – rischia di colpire molto duramente le esportazioni di Barbera d'Asti, Asti Spumante, Moscato d'Asti e degli altri vini regionali. L'Unione Europea, infatti, è stata inserita tra i "peggiori trasgressori" e sarà soggetta, a partire dal 9 aprile, a un dazio generalizzato del 20% su tutte le importazioni, vino incluso.
Asti e il peso dell'export negli USA
Gli Stati Uniti rappresentano un mercato fondamentale per il vino piemontese e astigiano. La regione è la terza in Italia per valore delle esportazioni vinicole (oltre 266 milioni di euro annui verso gli USA secondo alcune stime), e una fetta importante di questo valore deriva proprio dalle produzioni astigiane, come la Barbera d'Asti e le bollicine dolci di Asti Spumante e Moscato d'Asti, molto apprezzate oltreoceano. A questi si aggiungono i rinomati Barolo e Barbaresco delle Langhe. La dipendenza dal mercato americano è quindi trasversale e preoccupa l'intero comparto locale.
L'impatto economico del dazio del 20% si preannuncia pesante su tutte le tipologie prodotte nell'Astigiano: dall'aumento dei prezzi al consumo negli USA, al potenziale calo dei volumi di vendita complessivi, fino alla perdita di competitività rispetto ai vini locali statunitensi e a quelli provenienti da Paesi non soggetti alle stesse tariffe. La stima complessiva per l'intero settore vinicolo italiano parla di una potenziale stangata da almeno un miliardo di euro.
La preoccupazione è palpabile tra gli operatori astigiani. Associazioni come Coldiretti Asti (attraverso i suoi vertici Monica Monticone e Giovanni Rosso, come riportato nei giorni scorsi), Federvini e Unione Italiana Vini (UIV) avevano già espresso timori. Non sono naturalmente mancate anche forti reazioni politiche a livello internazionale e nazionale, con la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen che ha ipotizzato "Conseguenze disastrose per milioni di persone" e ribadito che l'UE è "Pronta a rispondere", fermo restando che auspica vi siano margini di trattativa. Mentre ieri notte, poco dopo l'annuncio di Trump, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha già definito i dazi "sbagliati".
L'Impatto sui PIL
Dal punto di vista europeo e italiano, il pacchetto annunciato da Trump si colloca all’estremo peggiore delle previsioni. Nei giorni scorsi Confindustria aveva ipotizzato, in caso di tariffe al 25% (poco superiori a quelle annunciate per l'UE) e di ritorsione europea, un impatto sul Pil italiano di oltre 4 decimi quest’anno e di 6 decimi nel 2026, che eroderebbe quasi del tutto la modesta crescita prevista.
Reazioni e strategie future
Nel frattempo, le aziende piemontesi, comprese quelle astigiane, dovranno valutare possibili strategie di risposta: intensificare gli sforzi diplomatici a livello governativo ed europeo; valutare un parziale assorbimento dei costi (con impatto sulla redditività); o accelerare la diversificazione verso mercati alternativi (Asia, Messico, Golfo, ecc.), pur consapevoli che sostituire il mercato USA è difficile.
L'unica certezza, al momento, è un clima di forte incertezza che rappresenta una sfida economica significativa per l'intero comparto vitivinicolo piemontese.