Artista astigiana, Marisa Garramone è stata scelta per dipingere i due sendalli dell'edizione 2025 del Palio di Asti, riportando dopo lungo tempo una donna in questo prestigioso ruolo. L'abbiamo incontrata nel suo atelier, dove tra colori e pennelli ci ha raccontato il suo rapporto con la tradizione e qualche anticipazione sui drappi che sta realizzando.
Marisa Garramone, la prima domanda è d'obbligo. Maestra del Palio o Maestro del Palio?
Sicuramente Maestra. Magari è meno incisiva come terminologia, però sono una donna. Quindi diciamo che quella è la dicitura che preferisco.
È un ruolo che desiderava da tempo?
Sì, è un po' che lo desideravo. Il mio pensiero, ormai noto a tutti, è che il drappo deve essere fatto da un astigiano, qualcuno che ha vissuto la festa. Commissionandolo a qualcuno di fuori, non si percepiscono le piccole cose o quello che la gente vuole sentire. Un astigiano che ha vissuto il Palio, che sia uomo o donna, lo può rappresentare in un certo modo. Il mio lavoro è incentrato solo su Asti, sull'astigianità, quindi niente di più naturale del Palio.
Qual è il suo rapporto con il Palio?
Sono nata a Santa Maria Nuova, quello era il mio rione. Da piccolina andavo all'oratorio, sotto casa mia c'era la sede del rione, sentivo cavalli, tamburi, tutto. L'ho proprio vissuto intensamente, anche se adesso, da adulta, non ho più un rione in particolare.
Da astigiana, saprà come ognuno cercherà dei simboli nei drappi che possano in qualche modo predire l'esito della corsa. Ci saranno elementi particolari nei sendalli che possano essere interpretati con la cabala?
Cerco di fare giustizia per tutti, deve essere una cosa neutra. È complicatissimo pensare adesso a un vincitore. Ma con tutti i colori e i piccoli messaggi che metterò, forse potranno essere interpretati da chi davvero ci crede. Sappiamo che lo stesso quadro visto da cento persone diverse avrà cento interpretazioni diverse.
Ha già ricevuto richieste dai rettori?
Ho già ricevuto parecchie telefonate dai vari rettori, tutti sperano che il Palio vada a loro. Sono contentissima perché con i rettori ho già lavorato molto negli anni. Tanti sono passati a chiedermi di rappresentare il fantino, la corsa, il Santo, la chiesa... Mi hanno dato tante informazioni in tutti questi anni.
Da quanto tempo pensa a come realizzare questo drappo?
I miei quadri sono sempre stati delle prove per il drappo. Ho già fatto un drappo al femminile una quindicina di anni fa per una serata dedicata alla donna. Naturalmente non è più come quello, ma avevo già fatto una piccola prova su come impostarlo.
Ci può anticipare qualche elemento particolare?
Il gallo sicuramente è il mio simbolo, è presente in quasi tutti i miei quadri perché mi piace come figura e slancia bene tutta la rappresentazione. Poi sto sottolineando il fatto che sono 750 anni di Palio, e c'è il Giubileo. Devo cercare di inserire tutti questi momenti storici senza nulla togliere all'astigianità e al drappo in sé.
I drappi sono già pronti?
Sono in lavorazione, ma non li realizzo qui nel mio atelier perché deve essere una sorpresa. Sarebbe un peccato rovinare la suspense, la gente qui è abituata a entrare, a curiosare.
Come immagina il momento in cui il suo drappo verrà consegnato al vincitore?
In quel momento sarò imbarazzatissima, lo so già. Un po' come quando consegno un quadro che mi piace molto: il distacco sarà un po' sofferto. Però nello stesso tempo vedere la contentezza del popolo vincitore, prendere questo drappo come se fosse la cosa più importante della sua vita, mi farà sicuramente un enorme piacere, indipendentemente da chi lo vincerà.
Nel suo lavoro ha sottolineato molto la questione femminile. Il Palio è ancora un mondo troppo maschilista?
In tutti questi anni mi hanno sempre chiesto perché non lo facessi io il drappo. Ho sempre risposto che il Palio è maschio, è per uomini. Se guardi indietro ci sono state solo due donne a farlo: Gea Bausano e Amelia Platone, ma parliamo degli anni '60. Posso dire con sincerità che se fosse stata un'altra donna a realizzarlo, sarei stata contenta ugualmente. Le donne partecipano attivamente ai cortei, alle sfilate, ci sono le rettrici donne... era ora!
Lo sguardo femminile può cambiare il modo di rappresentare il Palio?
Assolutamente sì. L'attenzione della donna verso i particolari è molto più selettiva. Non è solo la macchia di colore o l'effetto scenografico, è proprio andare nei dettagli. Saranno due drappi con tanti particolari. Io sono solita raccontare storie sulla tela. Sarà sicuramente un Palio molto figurativo, che racconterà una storia. Non è solo il cavallo, ma anche tante figure coinvolte nella manifestazione.
Sua figlia collaborerà in qualche modo alla realizzazione dei drappi?
Mia figlia mi dà sempre tante idee, lei è la parte più rigogliosa di creatività. Questo laboratorio si è rinnovato tantissimo con la sua presenza. Mentre io vado avanti con ritratti, paesaggi di Asti, scene con il vino, lei ha tecniche e concetti molto più innovativi rispetto al classico quadro. Ci potrà essere anche il suo contributo nell'opera. Inoltre, le ho già accennato che quest'anno potrebbe realizzare il logo per il Palio, come io ho fatto per la Douja e la cartolina per l'Associazione Filatelica negli ultimi 10-15 anni.
I due drappi saranno simili o diversi?
Saranno diversi. Alcuni elementi saranno comuni, ma non voglio ripetere lo stesso drappo in due colori diversi come è stato fatto altre volte. La destinazione è diversa, quindi faccio attenzione a chi andrà l'uno e a chi l'altro.
Tra i maestri del Palio del passato, c'è un drappo che l'ha particolarmente ispirata?
Mi è piaciuto tantissimo quello di Scassa, perché ha dato veramente con pochi elementi un risultato straordinario. Questo drappo è stato ripreso da parecchi artisti in seguito, ma la resa di questi colori, questo vortice di colore è perfetto. Lui, essendo un maestro nel suo settore, l'ha reso bellissimo, mentre tutti gli altri che hanno copiato non hanno raggiunto lo stesso risultato.