Si narra che la prima tazza di cioccolata calda della storia d’Italia sia stata quella offerta ai torinesi da Emanuele Filiberto di Savoia, nel 1563, al trasferimento della capitale del Ducato da Chambery a Torino. Risale poi al 1678 la prima licenza per la vendita del cioccolato. Licenza concessa dalla Madama Reale Maria Giovanna Battista di Savoia-Nemours a Giò Antonio Ari, il primo maestro cioccolatiere ad essere legalmente riconosciuto come venditore al pubblico di cioccolato e vero iniziatore di questa tradizione a Torino.
Accenni storici che confermano gli intrecci tra la cultura del cioccolato e la città, intrecci tanto profondi e radicati da leggersi in diversi aspetti della lingua, del folklore e della storia di tutto il Piemonte. Regione dove oggi operano imprese di ogni dimensione, dai piccoli laboratori artigianali alle grandi aziende, tutti a sostenere una tradizione cioccolatiera che affonda le radici nel passato, ma guarda sempre avanti, mescolando saperi antichi e creatività moderna.
In questo solido e vivace contesto, da vent’anni il meglio del mondo del cioccolato si è fatto kermesse con CioccolaTò. Kermesse al cacao quest’anno tornata in piazza Vittorio Veneto, salotto buono in riva al Po, con una vista privilegiata che spazia dalla Mole alla Gran Madre, dal Monte dei Cappuccini a Superga. Kermesse inaugurata oggi, 27 febbraio, e in scena fino al 2 marzo prossimo, arricchita dalla presenza di ben 45 espositori, una buona metà di Torino, con nomi altisonanti come Gobino, Peyrano o Stratta, e il resto da un po’ tutto il Piemonte.
Uno solo dall’Astigiano, il costigliolese Alessandro Del Trotti della Pasticceria Dolce Vita. Maestro pasticciere pronto ad affascinare e conquistare l’usuale mare di visitatori di CioccolaTò con suoi dolci cavalli di battaglia come i Barolini e i Barberini, praline ripiene di ganache al Barolo Chinato e alla Barbera d’Asti e con i nuovissimi Brutti e buoni al cacao.