"Maestà, le persone muoiono sul lavoro". "Dategli l'intelligenza artificiale e dite loro di stare più attente", risponderebbe un deputato astigiano (riferimento alle affermazioni dell'On. Marcello Coppo di cui abbiamo parlato in questo articolo, ndr.).
Prevenzione e sanzioni per chi non rispetta le regole, questo serve, non le parole di chi cerca voti sulla pelle di lavoratori e lavoratrici.
L'Italia è una Repubblica fondata sul lavoro.
Un lavoro che manca, che è insicuro sotto tutti i punti di vista: a nero, a tempo determinato, fintamente autonomo quando costrett3 ad aprire la partita iva con unico committente, con forme contrattualizzate che ricordano il cottimo, in appalto, in subappalto, paternalisticamente "educativo" nell' alternanza scuola lavoro.
Uno sfruttamento in nome del profitto anche quando si tratta di erogazione di servizi essenziali.
Un lavoro cui siamo costrett3 sin dalla più giovane età e fino all'età più avanzata, con continui spostamenti dell'età pensionabile.
Giovanissim3, over 60, persone razzializzate e migranti, donne e persone trans sono le vittime più facili e meno rumorose di questo sistema cannibale, che agevola pochi, sfrutta e ammazza (e ferisce e ammala) migliaia di persone ogni anno.
Persone che si sono svegliate al mattino per andare a lavorare e non sono più tornate a casa per responsabilità di altri.
È il sistema.
Ed è la riduzione al lumicino della possibilità di effettuare controlli che siano effettivi e capillari su un territorio fatto di piccole e piccolissime imprese.
Ed è anche un datore di lavoro che si fa i conti in tasca e decide che la sicurezza delle vite umane che impiega per il suo profitto costa di più di quanto gli costerebbe approntare le misure necessarie a rispettarne il diritto alla salute.
Perché è certo che come esseri umani possa esserci "la distrazione" menzionata dal deputato, ma è altrettanto certo che il compito di evitarne le conseguenze nefaste è del datore di lavoro.
La maggioranza delle morti e dei feriti "dichiarati" sul lavoro si conta nell'edilizia e nell'agricoltura, dove numerosi sono i lavoratori stranieri e dove spesso non si ha possibilità effettiva di sottrarsi a richieste pericolose che giungano dal datore di lavoro.
La mancanza di sanzioni e di normative adeguate e effettivamente tutelanti, la mancata introduzione, nonostante la presentazione di una legge di iniziativa popolare, del reato di lesioni gravi e di omicidio sul lavoro, sono responsabilità di uno Stato che non tutela i lavoratori, considerandoli "sacrificabili".
E così i vaneggiamenti di chi, invitato in una università pubblica a parlare di sicurezza sul lavoro, insulta apertamente i lavoratori e le lavoratrici (vivi e morti) per fare nuovamente campagna elettorale sulle vite delle persone, non ci stupiscono.
Lo stesso rappresentante politico si "spiega" successivamente nell'ennesimo video.
Sceglie come palcoscenico una fabbrica mai aperta a riprova di quanto poco gli interessi ascoltare le voci dei diretti interessati.
Secondo questi rappresentanti politici, l'Italia è un regime autoritario fondato sul lavoro di chi deve lavorare, consumare, crepare e "stare attento" e zitto.
L'ha detto lui, lo pensano in tanti come lui, soprattutto lo FANNO tutti quelli che scelgono di non occuparsi di questa carneficina.
Secondo l'Inail la prima causa di morte sul lavoro sono gli incidenti stradali. Incidenti di lavoratori e lavoratrici che percorrono le strade ogni giorno di fretta, in mezzo al traffico di una viabilità assurda, dopo turni di lavoro massacranti e spesso fuori orario.
Non è così per questo rappresentante, che trova l'unica soluzione nel colpevolizzare le vittime e sostiene che l'intelligenza artificiale ci salverà e che le sanzioni non servono.
Se le parole del singolo sono queste, le azioni della politica che lo sostiene sono sempre state e saranno queste.
E' anche per questa ragione che vi chiediamo di lottare, boicottare, scioperare con noi.
L'otto marzo, certo, e sempre.
NUDM Asti