Il futuro delle aree di produzione del Moscato d'Asti è al centro di un acceso dibattito. Infatti la richiesta di allargamento della zona d'origine, avanzata dal Comune di Asti e in discussione presso l'assemblea del Consorzio di Tutela del Moscato d'Asti il prossimo 4 marzo, ha suscitato reazioni forti. Le organizzazioni agricole CIA Alessandria-Asti, CIA Cuneo e CIA Piemonte, dopo un incontro con produttori e operatori del settore, hanno espresso un parere negativo.
Le ragioni del "No"
La posizione di CIA, emersa quasi all'unanimità dall'incontro tenutosi a Castelnuovo Calcea, si basa su diverse considerazioni:
- Stabilità del mercato: Secondo CIA, il mercato attuale non giustifica un ampliamento della zona di produzione. L'offerta di Moscato d'Asti è in equilibrio con la domanda, e un aumento della produzione potrebbe portare a squilibri e potenziali ripercussioni negative sui prezzi.
- Rischio di un precedente pericoloso: Modificare i confini di una denominazione di origine consolidata come quella del Moscato d'Asti potrebbe innescare una serie di richieste simili da parte di altre realtà produttive. Questo "effetto domino" metterebbe a rischio la stabilità dell'intero sistema delle denominazioni, con conseguenze difficili da prevedere.
- Preoccupazioni per il comparto: I produttori temono che l'allargamento, anche se limitato a una cinquantina di ettari, possa destabilizzare le fondamenta del Consorzio di Tutela. L'effetto più temuto è quello sul mercato dei terreni: l'inclusione di nuove aree potrebbe scatenare speculazioni e alterare gli equilibri attuali.
- Alternative all'allargamento: Prima di considerare un'espansione della zona di origine, CIA suggerisce di valutare altre opzioni. Tra queste, un aumento del prezzo delle uve (se il mercato lo consentisse) e il recupero di terreni non vitati o a gerbido già presenti all'interno del territorio del Consorzio.
L'avvocato Saverio Biscaldi, consulente legale di CIA nel settore vitivinicolo, ha chiarito che il rifiuto della richiesta del Comune di Asti non comporta rischi legali. Non c'è motivo di temere l'eliminazione del nome "Asti" dalla denominazione, né si configura un "vulnus" giuridico. Un precedente ricorso su questo tema è già stato respinto dal Consiglio di Stato nel 2015.
Pur chiudendo la porta all'allargamento, CIA sottolinea la necessità di affrontare le sfide del comparto. L'organizzazione rilancia la proposta di convocare gli "Stati Generali del Moscato d'Asti". Che rappresenterebbero un'occasione per un confronto aperto e costruttivo tra tutti gli attori del settore: produttori, industria e politica. L'obiettivo è definire una strategia di lungo periodo che vada oltre i problemi contingenti e punti a una programmazione efficace per il futuro del Moscato d'Asti.